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La previdenza sociale è un ramo della legislazione sociale che ha come fine la tutela del lavoratore (e dei familiari a suo carico) dai rischi della menomazione o della perdita della sua capacità lavorativa in conseguenza di eventi predeterminati (naturali o connessi al lavoro prestato). Sorta storicamente in relazione alle condizioni di bisogno dei lavoratori subordinati, la tutela previdenziale è stata poi gradualmente estesa a tutti i produttori di reddito da lavoro.
La previdenza sociale pur non esaurendo il quadro dello Stato sociale – il quale comprende al suo interno interventi normativi rientranti in altre branche giuridiche (diritto del lavoro, diritto sindacale, diritto amministrativo, ecc.) - ne rappresenta il nucleo originario e probabilmente l’espressione più significativa.
A tal riguardo, si distinguono generalmente due modelli di legislazione sociale:
il modello bismarckiano (o occupazionale), caratterizzato da un limitato intervento statale. Lo Stato, infatti, interviene solo in situazioni di drastico bisogno dell’individuo, garantendo fra l'altro solo un livello essenziale delle prestazioni erogate. Tale modello, anche laddove ha superato l’originario referente assicurativo, ha conservato la correlazione tra bisogno e reddito da lavoro, tra sussistenza del diritto e preesistenza del rapporto previdenziale, tra selezione dei beneficiari e qualità dei produttori di reddito, tenendo fermi anche la tipologia delle prestazioni (reddito sostitutivo) ed il sistema di finanziamento (differenziato rispetto alla fiscalità generale);
il modello beveridgiano (o universale), nel quale lo Stato interviene assicurando prestazioni economiche e sociali che consentano a tutti gli individui la liberazione dallo stato di bisogno. Essendo tali prestazioni estese all’intera collettività, è ovvio che la scelta di un siffatto modello comporti una più elevata spesa pubblica.
La previdenza sociale è rimasta fortemente ancorata al primo modello, mentre il secondo più che diritti previdenziali esprime diritti sociali. La distinzione è centrale: mentre i diritti previdenziali guardano al cittadino in relazione alla sua qualità di produttore di reddito da lavoro, i diritti sociali guardano al cittadino in relazione al suo essere persona umana.
Previdenza e assistenza sociale
Il sistema di previdenza sociale in senso lato presenta un assetto dicotomico. Alla previdenza sociale (in senso stretto), connotata da una vocazione mutualistica aperta ad una solidarietà interna al mondo del lavoro, si contrappone l’assistenza sociale, a vocazione universalistica e solidaristica, basata sul principio di finanziamento ad integrale carico dello Stato e dall’ugualitarismo di prestazioni finalizzate alla liberazione dai bisogni socialmente rilevanti.
La prestazione previdenziale
La prestazione previdenziale si configura come prestazione economica individualizzata, che realizza un trasferimento di ricchezza sostitutivo del reddito da lavoro temporaneamente o definitivamente perduto. La prestazione in servizi risulta essere ormai confinata ad ipotesi marginali, funzionali a determinare un recupero della capacità lavorativa. Ciò non vuol dire che il valore delle prestazioni rese in servizi non sia apprezzamento dall’ordinamento. Al contrario esse sono state implementate, divenendo sempre più il nocciolo duro dei diritti sociali. È in questa prospettiva che appare sempre più marcata la distinzione tra prestazioni previdenziali in senso tecnico, prestazioni di assistenza sociale e prestazione per i diritti sociali.
Organizzazione del sistema previdenziale italiano
Attualmente, il sistema previdenziale italiano è articolato in tre poli fondamentali:
un polo a presidio della tutela per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, incentrato sull’INAIL (Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro);
un polo per la gestione dei regimi pensionistici e delle prestazioni minori per i dipendenti pubblici (INPDAP);
un polo per la gestione dei regimi pensionistici e delle prestazioni minori per i dipendenti privati (INPS).